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Mar

RITORNO ALLA REALTÀ: LA CASA (ANTI) SOCIAL

Viviamo con il cellulare in mano, pressoché sempre. A lavoro, durante gli spostamenti, in vacanza e nel tempo libero, perfino sotto le lenzuola. Ma c’è ancora un luogo che resiste all’invasione alienante della tecnologia….

Beccati! Scommettiamo che molti di voi stanno leggendo questo blog dallo smartphone o dal tablet? E scommettiamo anche che alcuni di voi a casa, magari in coincidenza di un fortuito black-out o di un credito temporaneamente esaurito, stanno realizzando di avere legami di sangue con individui che dicono di essere p-a-r-e-n-t-i?

Stiamo esagerando? Sì, ma neanche più di tanto. Oggi la tecnologia scandisce molti degli aspetti sociali della nostra esistenza, dal lavoro alle amicizie, dalle relazioni di coppia al tempo libero. Oggi più che mai lo spazio virtuale batte quello reale, vincendo spesso a tavolino se consideriamo le nuove generazioni, i cosiddetti Millennials. Qualcuno ha già detto che se i giovani fossero dei pianeti, il loro sole sarebbe di certo lo smartphone. E anche quando non stanno facendo niente, stanno controllando l’ultima notifica sul telefono: a lavoro, sul bus o in metro, durante i pasti, ai matrimoni e ai funerali, perfino sotto le lenzuola. E a casa? Anche le mura domestiche, pur rimanendo il luogo più intimo e vero per eccellenza, risultano sempre più spesso palcoscenico di esperienze di isolamento sociale e di consumo compulsivo di attività di condivisione virtuale. La casa, intesa come luogo dell’abitare e della socialità primaria, alla luce dei cambiamenti della società contemporanea, appare più spesso snaturata del suo status di luogo dell’inclusione e della condivisione di momenti e di esperienze comuni.

Il problema non è il luogo, direte voi, ma le persone e la morbosità che esprimono nell’uso della tecnologica. Sì, senza dubbio, ma se da una parte la tecnologia favorisce l’isolamento, bisogna distinguere dove questo avviene. Insomma, il luogo del delitto. Seppur minacciata, la casa è ancora oggi uno dei rari baluardi di una superstite socializzazione vis-à-vis, un luogo in cui si vive e si torna per riconnettersi con se stessi e con la propria rete di affetti, per rifugiarsi, per incontrare e condividere esperienze. Oggi in casa ognuno ha i suoi spazi singoli, vero, ma resiste ancora il calore del focolare domestico intorno al quale sviluppare relazioni sociali che danno senso e arricchimento alla vita del singolo individuo. La casa, come anche lo spazio lavorativo, deve favorire la connessione tra i mondi di chi la vive, ma anche di chi l’attraversa e ci staziona occasionalmente, incoraggiando quei momenti comunitari di condivisione. Un bravo designer è quel professionista in grado quindi di creare in un luogo un’atmosfera tale da indurre chi la vive ad abbandonare ogni distrazione e a mostrare la parte più vera di sé entrando in connessione con gli altri.

La vera tendenza? La casa conviviale. Oggi per gli spazi destinati alla socializzazione vengono scelti oggetti intelligenti ed utili, capaci di stimolare emozioni e coinvolgimento e di creare un’atmosfera accogliente e confortevole, in cui far sentire i suoi abitanti a casa. Cresce l’interesse per la cultura del gusto autentico e della cucina sana, a cui dedicarsi con calma ed attenzione: il brunch e l’aperitivo, ad esempio, adesso si consumano in casa. Persino i giovanissimi preferiscono invitare gli amici nella casa che condividono con i genitori. E allora i divani si allargano ad isola e penisola e si fanno più comodi, gli elettrodomestici sono sempre più pratici e tecnologici, la biancheria di allestimento per la tavola e per il bagno è estremamente curata, coordinata a tema e declinata perfettamente per accogliere gli ospiti e per comunicare una personalità autentica.

Oggi si pone in essere una grande sfida: sconfiggere le nostre solitudini e quelle dei nostri affetti riaprendo gli occhi alla bellezza dell’incontro con altri occhi. La domanda da 100 milioni di dollari è dunque: sappiamo ancora condividere una cena in famiglia o a casa con gli amici senza che la luce di uno schermo si stagli sul nostro viso chino? Ai vostri post l’ardua sentenza…